Valida ancora adesso.
_Caro Severgnini, Viva la radio e viva Radiorai. Avete mai provato a fare cena con il sottofondo di Rai2 (Decanter, parla di vino e gastronomia in modo leggero), poi a passare una serata sentendo, sullo stesso canale, Moby Dick (musica indie) e poi Raitunes (musica alternativa e di frontiera)? Ma potrei anche segnalare i programmi del sabato e della domenica mattina (ottimo Luca Barbarossa su Radiodue social club, e Tutti i colori del giallo all'ora di pranzo di Luca Crovi). Poca volgarità e intrattenimento di qualità. Ed è ancora divertente sentire le partire in radio, quelle che non è possibile vedere in chiaro. Quando ascolti la radio puoi fare anche dell'altro: leggere, scrivere, navigare su internet, litigare con la moglie, stirare le lenzuola, dipingere e anche passeggiare su e giù per il salotto pensando al senso della vita (ognuno ha i suoi hobby). Insomma come diceva Finardi, la radio libera la mente. E poi, si può sentire la radio anche all'aperto e in auto senza rischiare l'autodistruzione (quando i cellulari avranno la tv, gli italiani si estingueranno). Certo, anche alla radio sono saltati alcuni programmi di approfondimento e l'informazione dei giornaliradio è a, dir poco, pietosa (potremmo sapere in che consiste la riforma della giustizia prima di sentire le dichiarazioni di Bersani e Cicchitto?) ma siamo ancora su buoni livelli e bisogna riconoscere che alla Rai c'è ancora chi pensa a programmi, certo di evasione e per il grande pubblico, ma di qualità. Spegnete la televisione e accendete la radio. Il primo beneficio è che vi accorgerete che c'è qualcosa intorno a voi che non si riduce a uno schermo piatto.
_Adesso che Gipi (Gian Alfonso Pacinotti) ha esordito alla regia con il film fantascientifico “L’ultimo alieno”, molti si sono chiesti chi sia e che cosa ha fatto nei quasi cinquant’anni di vita precedente. Gipi è un disegnatore e un fumettaro. Le sue opere sono apprezzate in Italia e anche all’estero e hanno vinto anche dei premi importanti (“Esterno notte”, “Appunti per una storia di guerra”). Per conoscerlo meglio, la Cocorino Press ha pubblicato un paio d’anni fa una breve raccolta di suoi racconti a fumetti. Colpisce la varietà di stili, che testimoniano la capacità di Gipi di padroneggiare le diverse tecniche figurative, dall’acquarello di “Diario di fiume”, al chiaroscuro di “Il pugile”, al tratto essenziale e molto parlato di “I due funghi”. ai quadretti che illustrano “Dramma marocchino”. Sono storie lunghe, bozzetti, scenette autobiografiche, appunti di vita. Si va dalla tragica avventura di un pugile venduto dalla mafia, all’esilarante quadretto dei due geni che decidono di bere il Campari dal di dentro. C’è la malinconia de “La ragazza di plastica” e la desolante solitudine dei due giovani che non riescono ad incontrarsi per colpa del furto del telefonino in “Appuntamento a Venezia”.
La lotta alla fame da un punto di vista originale Scaglione è uno dei responsabili di Action Aid, organizzazione non governativa nata in Gran Bretagna nel 1972 e attiva in Italia da una ventina d’anni, contro la povertà e il sottosviluppo. In ottobre ha pubblicato un libretto che parla di biciclette e di lotta alla fame. Prendendo spunto dalle varie parti della bicicletta (telaio, freni, ruote, eccetera), l’autore racconta brevi storie ambientate in India, Guatemala, Italia, Burkina Faso, cercando di illuminare con semplicità i meccanismi che nei paesi in via di sviluppo e in quelli avanzati costringono milioni di persone a vivere sotto l’incubo perenne della fame. Sono fotogrammi realistici, a volte drammatici, in alcuni casi divertenti, che mai scivolano nella retorica, da cui emerge la pellicola di un mondo sempre più interconnesso anche se spesso solo a senso unico, con un sud che, pur mai passivo, subisce le conseguenze delle scelte del nord. La bicicletta è la protagonista, anche come strumento di sviluppo e di indipendenza, oltre che di emancipazione femminile, come nel primo racconto ambientato nel sud dell’India ed intitolato “Telaio”. Molto toccanti anche il racconto epistolario “Cambio”, dedicata a un etiope venuto in Italia in cerca di lavoro; e “Portapacchi”, che descrive un ciclista del Burkina Faso che trasforma il suo mezzo in ambulanza. Il Burkina è il paese dove si corre forse l’unica gara ciclistica a tappe in Africa, Le Tour du Faso (che si è svolto all'inizio di novembre). Completa il libro una bella bibliografia dove trovare altri spunti sui temi sviluppati nei racconti. Vi segnalo in particolare: Marco Pastonesi. La corsa più pazza del mondo. Storie di ciclismo in Burkina Faso e Mali. Ediciclo 2007. Peter Zheutlin. Il giro del mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà. Elliott 2011.
Paciclica 2011. Foto di Michele D'Anna (www.cicloamici.org)
Tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni cinquanta, anche la Spagna ebbe la sua resistenza. Gruppi di guerriglieri, in buona parte aderenti al partito comunista, tentarono la riconquista della Spagna franchista, senza successo. Tra i guerriglieri delle regioni montuose intorno a Valencia, vi fu un personaggio leggendario, la Pastora, ovvero Teresa Pla Meseguer nata nel 1917 e cresciuta come donna, ma in realtà uomo biologico, pur con una grave malformazione agli organi sessuali. Dopo aver vissuto tutta la vita come donna, si unì al maquis spagnolo assumendo definitivamente un'identità maschile col nome di Florencio. Arrestato dopo una lunga solitaria latitanza nel maggio 1960, venne condannato a trent'anni di carcere e liberato nel 1977. Morì nel 2004. La foto in basso lo ritrae vestito da donna negli anni quaranta. La sua straordinaria vicenda umana nella Spagna arretrata e povera della prima metà del XX secolo è alla base dell'ultimo romanzo della scrittrice Giménez-Bartlett, Dove nessuno ti troverà, nota per la serie gialla di Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona. Nel 1956, uno psichiatra francese, Lucien Nourissier, abituato ad un ovattato mondo borghese ovattato, chiede l'aiuto del giornalista fallito spagnolo Carlos Infante per rintracciare la Pastora, sulla quale vuole realizzare uno studio dedicato alla mentre violenta dei criminali. Per tre mesi Lucien e Carlos perlustrano i villaggi della provincia aragonese del Castellò in cerca di informazioni sulla guerrigliera che, ormai restata sola dopo la dispersione delle truppe ribelli, è nascosta in qualche anfratto sconosciuto. E' una discesa negli abissi della guerra civile e nella realtà dispotica del regime franchista. Per Lucien l'ascolto delle storie di violenza e crudeltà rappresenta una feroce scossa dalle sue certezze di uomo di scienza parigino, al punto che si distacca sempre più dalla moglie e dalle figlie. Per Carlos, personaggio ambiguo e dal passato troppo doloroso, la vicinanza con Lucien, inizialmente concepito solo come un lavoro per far soldi, rappresenta una faticosa tappa verso una sorta di redenzione. Le vicende di Carlos e Lucien sono intervallate dalla viva voce della Pastora (riprese dal libro di José Calvo, La Pastora. Del monte al mito) che racconta la sua vita, la sua solitudine e la ricerca di un'identità in un corpo mutilato da una crudele malformazione genetica. Un romanzo toccante, umano, che racconta gli anni del franchismo trionfante e dell'impossibile impresa di Florencio di riuscire a vivere in pace con sé stesso.
Max Keefe diventa multimediale. Nel numero uscito oggi, potete ascoltate il brano di Francois Couperin (XVII secolo) che è uno dei motivi portanti del romanzo storico Imprimatur.
_Ecco il numero 15 di Max Keefe, dedicato in gran parte al caso Imprimatur, ottimo romanzo storico del duo Rita Monaldi-Francesco Sorti su cui vige in Italia un'inspiegabile boicottaggio al punto che il libro è stato pubblicato in Olanda e si trova oggi solo su internet. Inoltre, la settima e (per ora) ultima puntata della Comandante Comanche. Le foto sono del fotografo polacco Kacper Kowalski (che ringrazio anche se spero che non si accorga che gliele ho prese).
Per scaricare il numero 15 di novembre 2011, cliccare qui. Per i numeri arretrati, consultare la pagina Max Keefe.
Il vostro affezionatissimo ha trasferito il suo sito su una nuova piattaforma. Il vecchio e glorioso editor iWeb non ce la fa più. Adesso mi ospita weebly ma i contenuti sono sempre gli stessi: sport, libri, avventure, storie.
Cento anni fa L’Undici non esisteva. Ma se fosse esistito? Il numero del novembre 1911 uscì all’alba dell’undici. Era sabato mattina, un orrendo giorno novembrino con la nebbia che invadeva le vie di Bologna. Le bandiere tricolori sventolavano sui palazzi, insieme agli annunci che proclamavano l’annessione della Libia al Regno. Gli operai addormentati camminavano intabarrati nei pastrani, attaccati ai muri, come per non farsi riconoscere. Non erano molti. L'articolo continua sulla rivista L'Undici, l'informazione con passione e competenza.
Il sindaco di Firenze fa paura e divide i democratici. Alle otto di sera di venerdì 28 ottobre, la stazione Leopolda è già gremita di gente, anche se…manca più di un’ora all’avvio del Big Bang organizzato da Matteo Renzi. E’ la seconda volta che il giovane e iperattivo sindaco di Firenze convoca qui il suo popolo. La prima occasione, nel novembre 2010, si tenne sotto un verbo che oggi viene utilizzato nella pubblicità degli elettrodomestici, “rottamare i dirigenti del partito democratico”. Nel 2011 ci riprova, spostando il suo mirino sui contenuti, sui quali, a suo dire, si discute poco nel partito di Bersani, ossessionato dalle alleanze future. Renzi ha chiesto proposte concrete per rivitalizzare il partito democratico. Niente teorie, niente tatticismi, solo idee da realizzare il giorno in cui il centrosinistra sarà al governo e dovrà mettere mano al caos lasciato da Bossi e Berlusconi. Continua sul numero di novembre 2011 de L'Undici:
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