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La scrittrice francese Irène Némirovsky (Kiev 1903 - Auschwitz 1942) ha scritto più di venti romanzi, una buona dei quali riscoperti solo recentemente, tra cui il capolavoro sulla disfatta francese del 1940, "Suite francese". Jezebel fu pubblicato nel 1936 e per quanto parli della vita di una ricca signora dell'alta borghesia, sembra far risuonare qualcosa anche a noi lettori contemporanei.


 
 
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Nel XXI secolo Jane Austen avrebbe un blog e facebook ma i concetti sarebbero gli stessi.
Ha qualcosa da dirci un romanzo scritto da una zitella inglese di buona famiglia di inizio ottocento? Amore, interesse e potere nella vita di una famiglia agiata della provincia vicino a Londra. Cinque figlie senza troppe rendite alle spalle da piazzare al migliore dei mariti possibili. Gli schemi e le trovate di una mamma preoccupata.
 
 
_1Q84 di Haruki Murakami
Le vite parallele e convergenti di Aomame e Tengo in una Tokyo simile a quella reale ma diversa per alcune sottili caratteristiche. Aomame è un'istruttrice professionista con una segreta missione, quella di eliminare uomini che hanno fatto del male alle donne. Tengo è un professore part-time in una scuola di recupero aspirante scrittore. Entrambi hanno alle spalle famiglie difficili e l'abitudine a vivere chiusi in sé stessi fin dall'infanzia. Vivono fuori dal normale stile di vita giapponese, felici nella loro solitudine, senza amici, famiglia e un ruolo chiaro nella società. Condividono però un ricordo d'infanzia, quando all'età di dieci anni la taciturna ed emarginata Aomame prese Tengo per mano.
Le loro vite separate vengono a convergere a causa di una curiosa scrittrice diciassettenne dislessica, Fukaeri, di un libro misterioso che parla di strani esseri, i Little People, e di un'inquietante setta, il Sakigake.
Forse, il capolavoro di Haruki Murakami, dove convergono i temi e le ossessioni descritte nei suoi precedenti romanzi fino ad un livello quasi epico.
Si tratta del primo e secondo libro, dato che la terza parte verrà pubblicata solo in ottobre.
 
 
_Una splendida trilogia fantastica, adatta per ragazzi ma piacevole e profonda anche per gli adulti.
Poco conosciuta in Italia, anche in ragione del contenuto decisamente scomodo.
E' il primo libro della trilogia “Queste oscure materie”, seguito da “La lama sottile” e “Il cannocchiale d’ambra”.
Chiamarla fantasy è molto riduttivo, trattandosi di un’opera complessa ed ambiziosa, che non si riduce alla solita battaglia tra bene e male. Bene e male sono confusi, i buoni e i cattivi sono ambigui, le lealtà si modificano e i personaggi sono costretti a scelte difficili e dolorosissime.
La trilogia, più che sui miti nordici, si basa su un’ipotesi scientifica che va per la maggiore da una ventina d’anni, ovvero quella dell’esistenza di infiniti universi paralleli accanto al nostro. Il primo volume è infatti ambientato in un universo sottilmente diverso dal nostro, dove la riforma protestante non è mai avvenuta e la chiesa cattolica, denominata Magisterium, continua a dominare dispoticamente l’Europa, permettendo la ricerca scientifica solo ove non contraddica i suoi precetti. E’ un mondo tecnologicamente avanzato (più o meno intorno alla metà del nostro XX secolo), dove la scienza e gli strumenti scientifici sono chiamati rispettivamente “teologia” e “strumenti teologici”, si viaggia in Zeppellin ma non c’è né telefono n radio e le luci elettriche si chiamano “luci anbariche”. Inoltre, particolarità di questo mondo è che gli esseri umani possiedono dalla nascita un animale (il "daimon") da cui non possono separarsi in alcun modo. Il daimon rappresenta la loro anima e ha la proprietà di poter cambiare la propria forma fino al raggiungimento della pubertà, quando prende un aspetto definitivo fino alla morte.
Nel Jordan College dell’Università di Oxford vive una bambina di 11 anni, Lyra Belacqua, un maschiaccio che preferisce le lotte con i coetanei ai libri e che ha come daimon il timido Pantalaimon. Nipote del potente e temuto Lord Asriel, ascolta per caso una conversazione segreta tra i professori universitari riguardante le terre del nord e l’avvistamento, nell’aurora boreale, di una strana forma di particelle elementari, la polvere, della quale la chiesa ha un completo terrore.
Da qui si diparte un’avventura che porterà Lyra a Londra insieme alla terribile Signora Coulter, in fuga con i nomadi gyziani, fino in Norvegia e oltre, dove scoprirà la verità sulla sua nascita,  sulla natura dispotica della chiesa ed incontrerà personaggi indimenticabili come l’orso guerriero Iorek, la regina-strega Serafina Pekkala e l’aeronauta texano Lee Scoresby fino al confronto finale con Lord Asriel.
Pensata per adolescenti, può essere letta con piacere anche dagli adulti, vista la complessità dei temi affrontati.
Una storia scritta magistralmente, con un vocabolario ampio, descrizioni perfette e un ritmo che, senza scadere nella banale action novel, incalza il lettore spingendolo sempre più avanti.
Dal primo volume della trilogia è stato tratto un film, interpretato da Dakota Blue Richards (sotto, nei panni di Lyra), Nicole Kidman (la signora Coulter) e Daniel Craig (Lord Asriel) che non ha avuto un grandissimo successo e del quale non sono previsti seguiti.
 
 
_Adesso che Gipi (Gian Alfonso Pacinotti) ha esordito alla regia con il film fantascientifico “L’ultimo alieno”, molti si sono chiesti chi sia e che cosa ha fatto nei quasi cinquant’anni di vita precedente. Gipi è un disegnatore e un fumettaro. Le sue opere sono apprezzate in Italia e anche all’estero e hanno vinto anche dei premi importanti (“Esterno notte”, “Appunti per una storia di guerra”). Per conoscerlo meglio, la Cocorino Press ha pubblicato un paio d’anni fa una breve raccolta di suoi racconti a fumetti.
Colpisce la varietà di stili, che testimoniano la capacità di Gipi di padroneggiare le diverse tecniche figurative, dall’acquarello di “Diario di fiume”, al chiaroscuro di “Il pugile”, al tratto essenziale e molto parlato di “I due funghi”. ai quadretti che illustrano “Dramma marocchino”.
Sono storie lunghe, bozzetti, scenette autobiografiche, appunti di vita. Si va dalla tragica avventura di un pugile venduto dalla mafia, all’esilarante quadretto dei due geni che decidono di bere il Campari dal di dentro. C’è la malinconia de “La ragazza di plastica” e la desolante solitudine dei due giovani che non riescono ad incontrarsi per colpa del furto del telefonino in “Appuntamento a Venezia”.  
 
 
La lotta alla fame da un punto di vista originale
Scaglione è uno dei responsabili di Action Aid, organizzazione non governativa nata in Gran Bretagna nel 1972 e attiva in Italia da una ventina d’anni,  contro la povertà e il sottosviluppo. In ottobre ha pubblicato un libretto che parla di biciclette e di lotta alla fame. Prendendo spunto dalle varie parti della bicicletta (telaio, freni, ruote, eccetera), l’autore racconta brevi storie ambientate in India, Guatemala, Italia, Burkina Faso, cercando di illuminare con semplicità i meccanismi che nei paesi in via di sviluppo e in quelli avanzati costringono milioni di persone a vivere sotto l’incubo perenne della fame. Sono fotogrammi realistici, a volte drammatici, in alcuni casi divertenti, che mai scivolano nella retorica, da cui emerge la pellicola di un mondo sempre più interconnesso anche se spesso solo a senso unico, con un sud che, pur mai passivo, subisce le conseguenze delle scelte del nord.
La bicicletta è la protagonista, anche come strumento di sviluppo e di indipendenza, oltre che di emancipazione femminile, come nel primo racconto ambientato nel sud dell’India ed intitolato “Telaio”. Molto toccanti anche il racconto epistolario “Cambio”, dedicata a un etiope venuto in Italia in cerca di lavoro; e “Portapacchi”, che descrive un ciclista del Burkina Faso che trasforma il suo mezzo in ambulanza. Il Burkina è il paese dove si corre forse l’unica gara ciclistica a tappe in Africa, Le Tour du Faso (che si è svolto all'inizio di novembre). Completa il libro una bella bibliografia dove trovare altri spunti sui temi sviluppati nei racconti. Vi segnalo in particolare:
Marco Pastonesi. La corsa più pazza del mondo. Storie di ciclismo in Burkina Faso e Mali. Ediciclo 2007.
Peter Zheutlin. Il giro del mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà. Elliott 2011.


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Paciclica 2011. Foto di Michele D'Anna (www.cicloamici.org)