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Impossibile ma neanche troppo. Due persone ben note ma completamente diverse per gusti, inclinazioni, orientamento politico e professione si incontrano per caso su un Freccia Rossa. Il primo è un deejay, attore, presentatore radiofonico, scrittore di romanzi popolari, vagamente superficiale. Il secondo è stato il padrone della Repubblica per almeno cinquant'anni. Parla poco ma quando parla graffia e comunque ne sa sempre una più del diavolo. Del resto, ancora oggi lo chiamano Belzebù. Un articolo scritto a quattro mani con Marinda per l'Undici di aprile.


 
 
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La seconda avventura di Paolo Veronese, investigatore privato romano poco colto ma di grande cuore e sensibilità,  già conosciuto nel romanzo breve "Una lezione sull'amore", accompagnato dalla sua fidanzata sedicenne, la splendida Valentina. Due personaggi che cresceranno nel corso della vicenda, un ottimo giallo ambientato tra Roma e l'Africa (le porte dell'inferno del titolo fanno riferimento al parco kenyota dell'"Hell's Gate", di cui ho preso alcune foto su internet) con un doppio mistero da risolvere.


 
 
Questo post ha un conflitto d'interesse latente. Silvio è un amico e come tale ha avuto il privilegio di scavalcare la pila dei libri che sto leggendo. E poi, come si fa a fare una recensione ad un amico? Proviamoci cominciando a dire che si tratta di un giallo un po' particolare, protagonista un investigatore privato di Roma in cerca di una frase. Aurelio Schiavi, scrittore raffinato e di grande talento, è morto improvvisamente lasciando un romanzo incompiuto. La sorella Amalia, sua agente e promotrice, incarica Paolo Veronese, più a suo agio con i pedinamenti di adolescenti inquieti e di mariti infedeli, di trovare il finale perduto. La sua indagine si muove tra critici letterari gelosi, amicizie disinteressate, adolescenti turbanti, in un continuo gioco di citazioni e di rimandi, fino all'inaspettata soluzione, nascosta appunto in una frase. Romanzo breve, denso di una sottile ironia e di un compassato ardore vitale, elegante nella scrittura senza inutili preziosismi formali, è un ottimo esordio. Peccato forse per la brevità, che non consente di sviluppare pienamente i vari personaggi, peraltro ottimamente abbozzati (vedi la terribile femmina Isabella) e per una conclusione forse troppo affrettata per essere pienamente goduta, come meritererebbe.
Il giallo del 1999 è stato seguito da una seconda avventura di Paolo Veronese, intitolata "Le porte dell'inferno" (2001), entrambi pubblicati da Fazi editore.
 
 
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Nel XXI secolo Jane Austen avrebbe un blog e facebook ma i concetti sarebbero gli stessi.
Ha qualcosa da dirci un romanzo scritto da una zitella inglese di buona famiglia di inizio ottocento? Amore, interesse e potere nella vita di una famiglia agiata della provincia vicino a Londra. Cinque figlie senza troppe rendite alle spalle da piazzare al migliore dei mariti possibili. Gli schemi e le trovate di una mamma preoccupata.
 
 
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Max Keefe ricorda Jean Giraud Moebius con i suoi disegni.
Una giovane madre di Boston impara ad andare in bicicletta e non si ferma più. Una storia vera di fine ottocento.
Da Max Keefe 20. Scarica tutto il numero qui.
 
Di libri sulla bicicletta ne ho letti un po’ negli ultimi tempi. Mi sono serviti per superare i mesi invernali. Il sottoscritto appartiene alla scuola che il viaggio prima vada letto, poi immaginato e poi, con calma, col tempo clemente e con qualche buon amico, si faccia. Certo non la pensava così Annie Kopchovsky quando partì per il giro del mondo in bicicletta nel giugno 1894. Non era mai salita in bicicletta prima d’allora.
Peter Zheutlin ha narrato la sua storia vera in un piacevole libretto dal titolo “In giro per il mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà” (Elliot, 2011).

 
 
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Buonasera a tutti. Max Keefe è arrivato al numero venti e il numero dei suoi abbonati cresce. Spero anche quello dei suoi lettori...
Questo mese diamo il benvenuto a Francesco e Carlo, da Roma, e a due leggiadre creature ai due capi del mondo, Nicoletta dal Cile e Paola dalla Grecia.
Allora, cosa c'è in queste quattro pagine? Prima di tutto pochi giorni fa è scomparso Jean Giraud, uno dei più grandi disegnatori di fumetti mai vissuti, meglio conosciuto come Moebius.
Spero che Moebius mi perdonerà dal paradiso del fumetto se ho preso da internet alcuni dei suoi disegni.
Poi un libro che parla di una donna partita per fare il giro del mondo in bicicletta. Nel 1894.
Qualche idea su come la nostra vita sia diventata di taglia XL. Un altro racconto della mia Comandante Comanche in cerca del suo amante introvabile.
Come sempre, qualsiasi commento e critica sarà gradito.
PER SCARICARE IL NUMERO VENTI, BASTA CLICCARE QUI. I numeri arretrati sono in questa pagina.

 
 
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Brrr. Una rivista congelata.
Foto di neve e ghiaccio, una Roma nordica e oscura, di vie deserte e strade paralizzate.
Parole a bassa temperatura, per raccontare un romanzo con uno stile particolare, preciso, essenziale, sobrio, gelido: 1Q84 di Haruki Murakami.
Il gelo di un pianeta che dà un prezzo a tutto: alimenti, automobili, sentimenti, persone, amori illusori. Biciclette che prendono in giro i mostri a quattro ruote dominatori delle città.
Max Keefe è tornato con il numero diciannove.  In attesa della primavera, sale per sciogliere il ghiaccio della mente.
Dal vostro bipede a 37 gradi centigradi, Roberto.
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1) Non è il classico film di Scorsese sulla mafia. E' una struggente storia ambientata nella Parigi degli anni venti. Hugo Cabret (Asa Butterfield) è un bambino orfano di 12 anni che vive di espedienti nella stazione ferroviaria di Montparnasse, di cui mantiene gli orologi meccanici. E' una vita difficile e nascosta, attraverso i cunicoli e le scale di ferro della stazione, rubando cibo dai negozi e sfuggendo alla caccia del crudele poliziotto Gustav (Sacha Baron Cohen) e del suo alano. Hugo spera di riuscire a riparare un'automa lasciatogli dal padre morto, capace di scrivere. Il bambino crede che sistemando il robot, riuscirà a leggere un messaggio di suo padre che lo farà sentire meno solo al mondo. La ricostruzione richiede ad Hugo il furto di ingranaggi dai meccanici dal severo giocattolaio che ha un negozio nella stazione (Ben Kingsley), che in realtà è il dimenticato regista George Méliés, il creatore del cinema fantastico all'inizio del secolo. Il giocattolaio cattura Hugo e gli sequestra il suo prezioso taccuino appartenuto a suo padre, che Hugo cerca di recuperare con l'aiuto di Isabelle (Chloe Grace Moretz), la figlia adottiva del vecchio.
2) E' una storia complicata. Splendide scene, una scenografia senza errori, dialoghi sofisticati che rendono il film, grazie anche all'uso intelligente del 3D, un'esperienza che lascia senza fiato. Scorsese riesce a portare i suoi spettatori in un mondo magico ma temi anche più profondi si agitano sotto la superficie dell'avventura: il senso di uno scopo in un posto e in un tempo, perdita e solitudine, la creatività della mente, il senso della meraviglia dei bambini, memoria e oblio, sconfitta e ripresa. Neppure una linea sulla religione. Non è adatto per un repubblicano.
3) Per veri amanti del cinema. La vicenda di George Méliès è quasi corretta. L'artefice del cinema moderna ebbe il suo momento di gloria nella prima decade del XX secolo ma già poco prima della grande guerra era sorpassato. Finito in bancarotta, distrusse tutto ciò che gli restava e aprì un negozio di giocattoli nella stazione di Montparnasse. Sposò una sua vecchia attrice, Jeanne d'Alcy, nel 1925 e venne riscoperto negli ultimi anni di vita, ottenendo la Légion d'honneur nel 1931. Morì nel 1938. Scorsese ha ricreato magicamente lo studio di Méliès e il suo modo di filmare, cercando di restituire agli spettatori del XXI secolo quel senso di meraviglia provato dai nostri antenati nei primi anni del cinema.
4) Non ci sono cattivi. Peccato per chi ama il classico film americano con i malvagi impegnati a distruggere il mondo. Anche il poliziotto cattivo Gustav ha un cuore dopotutto.
5) Non ci sono sparatorie né inseguimenti sui tetti. Non sono state usate pistole per questo film. Ci sono un paio di situazioni in cui Gustav insegue Hugo per la stazione ma non sono le scene più significative. Hugo si ritrova solo una volta in serio pericolo, quando si appende alla lancetta di ferro dell'orologio della stazione a 50 metri di altezza per nascondersi da Gustav.
6) La colonna sonora è toccante, grazie alla capacità di Howard Shore di mescolare temi classici con il suono struggente della fisarmonica. Ascoltate "The Clocks" (traccia 3) e "Couer Volant" (traccia 20).
7) Le scene sono curate nei minimi dettagli, sia la stazione di Montparnasse che gli studio di Méliès.
8) Il cast degli attori è eccezionale, sia i ragazzi, Asa Butterfield e Chloe Grace Moretz, sia i giganti che li circondano: Ben Kingsley, Christopher Lee (il buon libraio Monsieur Labisse), Jude Law (il padre di Hugo), Sacha Baron Cohen, Helen McCrocy (Jeanne d'Alcy).
9) Umano senza essere patetico. Scorsese evita il sentimentalismo tipico del film hollywoodiano dozzinale e produce una storia profonda e calda con caratteri reali ed umani.
10) E' un omaggio nostalgico ad un'epoca scomparsa, forse mai esistita, di magia ed incanto.
11) Compete con un altro meraviglioso film per il premio Oscar 2012, "The Artist" di Michel Hazanavicius. L'Academy Award dovrà dare due statuine d'oro per premiare due film del genere usciti nello stesso anno.

E infine, se nonostante tutto, siete una di quelle persone che ha trovato Avatar stupido e noioso, andate a vedere "Hugo Cabret". Ve lo meritate.
 
 
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E' uscito il nuovo numero dell'Undici. Tutta roba buona. Naturalmente il mio articolo su "Il giusto salario", rivisto e corretto rispetto alla precedente versione pubblicata su "Max Keefe", da cui si dimostra che un commercialista distrugge 47 sterline per ogni sterlina guadagnata e una maestra d'asilo produce 10 sterline per ogni sterlina di stipendio. Per riflettere sulle grandi ingiustizie della società contemporanea.

 
 
_1Q84 di Haruki Murakami
Le vite parallele e convergenti di Aomame e Tengo in una Tokyo simile a quella reale ma diversa per alcune sottili caratteristiche. Aomame è un'istruttrice professionista con una segreta missione, quella di eliminare uomini che hanno fatto del male alle donne. Tengo è un professore part-time in una scuola di recupero aspirante scrittore. Entrambi hanno alle spalle famiglie difficili e l'abitudine a vivere chiusi in sé stessi fin dall'infanzia. Vivono fuori dal normale stile di vita giapponese, felici nella loro solitudine, senza amici, famiglia e un ruolo chiaro nella società. Condividono però un ricordo d'infanzia, quando all'età di dieci anni la taciturna ed emarginata Aomame prese Tengo per mano.
Le loro vite separate vengono a convergere a causa di una curiosa scrittrice diciassettenne dislessica, Fukaeri, di un libro misterioso che parla di strani esseri, i Little People, e di un'inquietante setta, il Sakigake.
Forse, il capolavoro di Haruki Murakami, dove convergono i temi e le ossessioni descritte nei suoi precedenti romanzi fino ad un livello quasi epico.
Si tratta del primo e secondo libro, dato che la terza parte verrà pubblicata solo in ottobre.