Il più bel film degli ultimi dieci anni. Assolutamente geniale in ogni scena.
 
 
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Per la prima volta la formidabile pianista giapponese Hiromi Uehara si è esibita a Roma, sabato 28 gennaio. In passato è apparsa spesso all'Umbria Jazz e ad altre manifestazioni jazzistiche italiane. Caratterizzata da un incredibile talento e velocità di esecuzione, il suo concerto è stata un'autentica performance musicale ed atletica, con brani velocissimi alternati a composizioni più lente ed intimistiche.
Secondo Wikipedia Hiromi Uehara, nata a Shizuoka nel 1979, ha iniziato a suonare il piano all'età di 6 anni, dimostrandosi subito dotatissima, precoce e rapida nell'apprendere. All'età di 7 anni entra a far parte della prestigiosa Yamaha School of Music, e a 12 anni si esibisce per la prima volta in pubblico con orchestre di prestigio. A 17 anni ha l'occasione di suonare dal vivo con il pianista Chick Corea, uno dei padri del genere fusion. Nel 1999 Hiromi si iscrive al prestigioso Berklee College of Music di Boston, dove si diploma col massimo dei voti nel 2003. Alla Berklee conobbe il celebre pianista Ahmad Jamal, che col tempo è diventato suo mentore.

Ha prodotto i seguenti CD Another Mind (2003), prodotto dal bassista Richard Evans, già suo insegnante alla Berklee, e da Ahmal Jamal; Brain (2004), Spiral (2006), Time Control (2007), sotto lo pseudonimo di Hiromi Sonicbloom e in formazione con Tony Grey, Martin Valihora e con la collaborazione del chitarrista David Fiuczynski. Nel 2008 appaiono Beyond Standard, Duet, doppio disco registrato dal vivo presso la Tokyo's Budokan Arena il 30 aprile 2008, in cui duetta con Chick Corea e Jazz in the Garden, in formazione con lo Stanley Clarke Trio e Lenny White.
Seguono nel 2010 Place to be, composto per solo paino (vedi sotto il video con il brano omonimo e infine Voice sotto il nome di Hiromi The Trio Project, con Anthony Jackson al basso e Simon Phillips alla batteria.

 
 
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_La New Economics Foundation di Londra esplora il giusto valore dello stipendio.
“Le stesse opportunità. E lo stesso salario. Se veramente ci credi, sei proprio fuori di testa” cantavano gli Style Council all’epoca dellaThatcher. In quell’epoca che sembra preistoria nacquero i mercati finanziari globalizzati privi di regole ed altamente creativi, maestri nella vendita del nulla ai polli in batteria del denaro facile.
Fino al prossimo crollo di Wall Street.
La globalizzazione ha portato anche l’impressionante crescita dei salari pagati ai manager delle multinazionali. Secondo l’Economist, in dodici anni (1998-2010), il rapporto tra i salari dei supermanager delle aziende quotate nella borsa londinese e quello medio è cresciuto  da 47 a 120 volte. In un’economia altamente integrata la logica di mercato  spinge le grandi aziende a cercare i migliori manager a suon di milioni. Ma sono davvero i migliori? E come vengono realizzati i profitti? Quali costi sociali ed ambientali si nascondono dietro i bilanci aziendali? Siamo sicuri che il lavoro di una maestra d’asilo valga meno rispetto a quello di un pubblicitario?
Uno studio di fine 2009 della New Economics Foundation (“A Bit Rich”, che può essere scaricato cliccando sul titolo) cerca di rispondere in modo scientifico e non ideologico a queste domande, giungendo a conclusioni sorprendenti. Per esempio, un commercialista distrugge 47 sterline per ogni sterlina prodotta, mentre un operatore di asilo nido procura quasi 10 sterline di benefici economici per ogni sterlina di stipendio.
Sappiamo istintivamente che ciò è vero. Uno spazzino produce dei benefici immediatamente tangibili. Al minimo, toglie a ciascuno la fatica di dover provvedere alla pulizia delle strade intorno a casa (per quanto in certe parti d’Italia non guasterebbe che i cittadini si attivassero) e di dover smaltire i propri rifiuti. Ma come quantificare questi benefici in un modello economico che abbia senso?
Dal punto di vista teorico lo studio mette in discussione la visione ortodossa di un salario legato unicamente alla produttività, prendendo in considerazione gli effetti sociali ed ambientale dell’attività svolta da alcune categorie tipiche del mondo londinese.
Sotto esame sono sei professioni, tre di altissimo profilo e salario: il banchiere della City, il grande commercialista, il responsabile pubblicitario; e tre di basso livello e bassi guadagni: l’addetto alle pulizie, l’operatore di asilo e l’operaio di un impianto di riciclaggio.
Ogni attività umana, che si tratti di produrre yogurt o di cantare la ninna-nanna ai figli ha un costo legato ai fattori di produzione: nel caso dello yogurt, il prezzo del latte, dei macchinari, dei lavoratori, del trasporto del prodotto, della pubblicità, a cui si aggiunge, naturalmente il margine di profitto. Ci sono però altri costi, come le malattie dei lavoratori, la produzione di rifiuti o le emissioni di gas tossici, che non compaiono nei bilanci delle aziende, a meno che lo stato non lo imponga sotto forma di tasse (per esempio i contributi sociali) o di regolamentazione (obbligo di trattare i rifiuti tossici).
La ricerca del profitto spinge le aziende a ridurre i costi e, spesso, alla tentazione di trasferire i costi sociali ed ambientali sulla collettività. Non c’è ricompensa per curare la natura o il benessere dei lavoratori. E così gli stipendi dei manager crescono per ricompensare profumatamente il loro impegno a massimizzare i profitti.
Dall’altro lato è innegabile il valore sociale di un addetto alle pulizie in ospedale, che protegge la salute degli infermi e i bilanci sanitari. Eppure il suo salario è infimo, qualcosa come 7 euro all’ora nel Regno Unito.
Un operatore di asilo nido porta a casa meno di 1000 euro al mese. In Gran Bretagna, ma non solo, è una professione che attira ragazze giovani, poco pratiche nel trattare i pupi anche se, speriamo, piene di entusiasmo. Si tratta di un’attività essenziale per la società. L’asilo nido permette alle donne di proseguire nella propria carriera, restando membri produttivi della società. Un bambino ben curato dall’infanzia incorrerà nel futuro in minori rischi di disadattamento, abbandono della scuola, criminalità e miseria. Lo studio sottolinea, per esempio, che in Svezia, dove il 70% delle mamme lavora grazie a una rete di asili nidi organizzata dallo stato, solo il 4% dei bambini vive in povertà. La percentuale in Gran Bretagna è oggi uno sconvolgente 30% (era il 10% nel 1979, all’inizio dell’era Thatcher), una delle peggiori nel mondo industrializzato.
Vediamo cosa accade al responsabile di un’azienda pubblicitaria, il cui salario parte da seicentomila euro e può superare i dieci milioni annui. La pubblicità presenta alcuni aspetti positivi, stimola i consumi e quindi l’attività economica, ma questi sono ampiamente controbilanciati dai danni causati dalla creazione di bisogni inutili, dalla corsa sfrenata allo status fomentata dall’invidia, che alimenta insoddisfazione e frustrazione, oltre che da un intollerabile spreco di risorse. Alla fine, per ogni sterlina prodotta, ben undici finiscono in cenere.
E che dire di un commercialista? Uno dei migliori si vanta di aver aiutato un suo cliente a vendere la sua azienda per 1,5 milioni di euro pagando 10.000 euro di tasse, ovvero sottraendo legalmente fondi che potrebbero essere utilizzati per erogare servizi essenziali alla collettività.
Lo studio sfata numerosi miti. E’ importante accennare a un fatto che sembra banale. Ciò che offende le persone, e che conduce spesso al crimine, alla violenza e ad altri gravi problemi sociali, proprio come accaduto in Inghilterra la scorsa estate, non è tanto la povertà assoluta, quanto la percezione della disuguaglianza.
Che fare? “A Bit Rich” conclude con una serie di proposte che non vengono dal Capitale di Marx, ma che facevano parte del programma di ogni partito di sinistra europeo fino agli anni ottanta. Alcune di queste chiedono di fissare un massimo differenziale tra gli stipendi, basato sul valore sociale del lavoro; di tassare progressivamente i ceti benestanti; di utilizzare la leva fiscale per fare in modo che i prezzi riflettano anche il valore sociale ed ambientale dell’attività economica.
Alcune proposte non sembrano tenere conto della realtà economica, in cui la forza della globalizzazione sovrasta la capacità dei singoli stati di tenerla a freno. Ciò nonostante, la New Economics Foundation ha il merito di ribaltare la gerarchia delle professioni, restituendo al lavoro il suo originale significato di attività sociale che non si esaurisce unicamente nella ricerca del profitto. Da questo, in conclusione, potrebbero ripartire i governi per impostare politiche che restituiscano maggiore equilibrio e quindi benessere alle società occidentali.

Pubblicato su Max Keefe 18, gennaio 2012.

La New Economics Foundation
(clicca il link sul nome) è stata fondata nel 1986 in Gran Bretagna dai leader del “The Other Economic Summit”, forum alternativo al G7.
Rispettato think-tank, produce studi sulle possibilità di un nuovo modello di creazione della ricchezza, basato  su uguaglianza, diversità e stabilità economica. Tra le idee “la banca del tempo”, “l’indice del pianeta felice” e “la settimana di 21 ore”..

 
 
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__A ridosso del Sahara, le tante storie irreali, divertenti e tragiche del Tour du Faso.
La foto accanto non viene dal Tour de France. Viene dal Burkina Faso, l’ultimo posto sul pianeta dove si potrebbe immaginare di andare in bicicletta. E non si tratta di una passeggiata, bensì di una corsa ciclistica vera e propria, “Le Tour du Faso”, la più popolare e prestigiosa in Africa.
Il Giro del Burkina Faso? In un paese che ha appena duemila chilometri di strade asfaltate? Senza parlare della miseria, della desertificazione, dei problemi politici? Padronissimi di non crederci. Ma il Tour du Faso esiste e lo scorso novembre ha raggiunto la venticinquesima edizione. Sono una decina di tappe per circa milleduecento chilometri, spesso su asfalto, con lunghi tratti su piste di terra rossa. Vi partecipano alcune squadre europee e le nazionali africane, gente che parte all’arrembaggio senza preparatori, massaggiatori, meccanici ed ammiraglie. Sono eroi per caso, a bordo di biciclette sgangherate di seconda mano, prese in prestito, regalate, che devono aggiustare da soli. Se forano, si arrangiano con mastice e pezze, più veloci della scuderia Ferrari.
Il Burkina sembra l’Italia dei tempi eroici del ciclismo. Un pubblico appassionato segue il tour per strada o in televisione, magari l’unico, messo al centro del villaggio dal fortunato proprietario.
Racconta tutto questo Marco Pastonesi, giornalista della Gazzetta, in un libretto del 2007. Poca sociologia. Tocco rapido di giornalista abituato a restituire con le parole lo scatto e una volata. Soprattutto, una collezione di volti, storie e tempi africani, sconosciuti, poveri e ricchi di speranza. Tra i caratteri memorabili, il re tradizionale dei Mossi, che fondarono secoli fa un vasto impero; il collega della redazione sportiva del principale giornale burkinabé; i pompieri ciclisti francesi, la giovanissima maglia nera del Gabon, Nombo Ndjassy, quello che “ha sentito parlare di doping, ma non sa bene cosa sia.”
E’ la gara a due pedali più umana al mondo. I giudici, a volte, chiudono un occhio, se si tratta di riammettere alla corsa un corridore giunto fuori tempo massimo spingendo la bici spaccata, con il cambio rotto e la catena per terra.
Lo scorso anno i ciclisti ai nastri di partenza erano una novantina, appartenenti a nove squadre africane e a tre europee. Ha vinto Hamidou Zidweiba, Burkina Faso, 28 anni. Dietro di lui un camerunense, Martinien Tega, 38 anni, e un altro burkinabé, Rasmane Ouedraogo, 24 anni.
Cliccate qui per vedere (in francese) l’ultima tappa del 2011. Non è una stupenda avventura?

Articolo pubblicato sul numero 18 di Max Keefe: storie ed avventure immaginarie. La mia rivista elettronica.

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_Ed eccoci qui, di nuovo, belli carichi di guai, responsabilità e promesse da nuovo anno. Abbiamo quasi bruciato il primo dodicesimo del 2012. Siamo solo alla prima tappa, c'è tempo per recuperare. Speriamo.
Cosa trovate in questo numero, il diciottesimo, che potete scaricare liberamente in questo link?
Prima di tutto, l'Africa. L'Africa che va a pedali e che organizza da venticinque anni un Tour popolarissimo e meraviglioso, fatto di grandi minuscoli eroi e di biciclette improbabili. Le Tour du Faso. In Burkina Faso. Dove ci sono solo duemila chilometri di strade asfaltate.
Poi, un nuovo ciclo di storie della Comandante Comanche, l'astronauta pellerossa del XXII secolo in cerca dell'amore impossibile in giro per la galassia.
Oltre a storie ed avventure, una novità. Vorrei esplorare su Max Keefe le idee altenative all'attuale modello di sviluppo: banche etiche, energie rinnovabile sul tetto del condominio, finanza P2P, Tobin tax. Ci sono un mucchio idee in circolazione. Molte sono semplici follie, altre sono utopie irrealizzabili e forse è meglio così. Ma tutte meritano di essere discusse.
Come sempre, Max Keefe è un modo per restare in contatto con tanti di voi. Se potete, mandatemi due righe. Le critiche sono benvenute!E benvenuti a tre nuovi lettori della rivista, Giulio, Giovanna e Renzo, tutti e tre romani. Ho aggiunto, spero non contro la sua volontà, anche Giampi, da Bologna, che dirige anche una rivista online ricca di idee, L'undici (www.lundici.it)
Se volete essere iscritti alla mailing list di Max Keefe, basta mandare una mail a: rupert1968@gmail.com.

 
 
_Nel nuovo numero dell'Undici, trovate, tra i tanti articoli, anche due miei pezzi. Uno è dedicato a un giro del mondo molto particolare, di cabina in cabina, attraverso gli appuntamenti elettorali del 2012. Dagli Stati Uniti alla Russia, dal Mali a Kiribati, si vota in ogni continente, più o meno liberamente. Il secondo articolo riguarda invece un libro verità sul calcio scritto da un giornalista americano, Joe McGinniss, una quindicina d'anni fa. S'intitolava "Il miracolo di Castel di Sangro". Di questi tempi di calcio-scommesse, un classico per capire cosa si nasconde davvero dietro i prodigi pallonari.
 
 
State pensando che l'unica alternativa alle banche siano gli strozzini? Pensateci meglio. Ci sono delle alternative che stanno emergendo rapidamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna per far incontrare possibili finanziatori con persone che hanno bisogno di credito. E' il credito P2P. Leggete come funziona in questo articolo di New Scientist (solo in inglese): Bank says no-ditch-the-bank--borrow-from-the-crowd.html
 
 
Dallo stadio dell'Acquacetosa seguendo il percorso della Corsa di Miguel (10km) più un giro aggiunto tra Ponte Milvio e Ponte Duca D'Aostra (5,4km), per una media di 5'13" al chilometro.
 
 
Per celebrare l'ultimo giorno dell'anno, una bella corsetta sulle piste ciclabili di Roma Nord e di Montesacro per un totale di 30,5km a 5'24" al chilometro e un altro mezzo chilometro di recupero. Stanotte crollerò prima di mezzanotte.
 
 
_Molti ascolani hanno approfittato della mattinata di sole (anche se gelida) per uscire a correre e a pedalare. Lungo la strada ne ho incontrati tantissimi. Un modo splendido per onorare il 26 dicembre.
Ho corso per oltre 14km percorrendo un anello (vedi sotto) che conduce dalla periferia di Ascoli Piceno verso la cittadina di Folignano lungo una bella strada di campagna, asfaltata e priva di traffico, che sale lentamente sul fianco di Colle S.Marco. Folignano si trova a 375 metri per cui si tratta di circa 200 metri di dislivello in circa 7km. Da Folignano sono sceso lungo le provinciali fino a ritornare nella zona commerciale del Marino e de Lu Battente, che non è particolarmente piacevole.
Tragitto: Ascoli Piceno-Folignano-Ascoli Piceno. 14,6km.